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La Germania fa marcia indietro sul diritto all'informazione? COSMO italiano 13.07.2026 18:54 Min. Verfügbar bis 13.07.2027 COSMO Von Cristina Giordano


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La Germania fa marcia indietro sul diritto all'informazione?

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a cura di Cristina Giordano, Giulio Galoppo e Cristiano Cruciani

Il governo tedesco vuole restringere il diritto di accesso ai documenti pubblici (Informationsfreiheitsgesetz). Accesso solo a chi dimostra un "interesse legittimo", motivazione obbligatoria, più eccezioni e costi più alti. ONG, media e giuristi denunciano una abolizione di fatto della trasparenza. Ne parliamo con Giulio Galoppo, Michelle Trimborn dell'associazione Frag den Staat, Justus von Daniel -caporedattore di Correctiv- e con la giornalista investigativa Stefania Maurizi.

Jens Spahn und der Bundeskanzler Friedrich Merz

Jens Spahn insieme al cancellliere federale Friedrich Merz

L’Informationsfreiheitsgesetz (IFG), la legge sulla libertà d’informazione

Si tratta di uno strumento fondamentale, soprattutto per il lavoro giornalistico, ed è in vigore dal 2006. La legge sulla libertà d’informazione garantisce praticamente l’accesso ai documenti delle autorità federali, obbligandole a fornire i dati richiesti. Chi chiede informazioni non deve spiegarne il motivo. Le eccezioni riguardano soprattutto dati personali o questioni di sicurezza. Negli ultimi anni si è discusso più volte di riformarla. Nel 2021 si voleva trasformarla in una legge sulla trasparenza più ampia, ma il progetto è fallito. E anche nei negoziati di governo del 2025 il tema è stato molto controverso.

Qualche esempio di casi messi in luce dall’IFG

Uno dei casi più eclatanti vide coinvolto l’allora ministro della Salute, il cristiano-democratico Jens Spahn. Secondo un rapporto, il ministero di Jens Spahn avrebbe ordinato quantità enormi a prezzi gonfiati, con molte forniture poi inutilizzate e costose cause legali per il mancato pagamento.
C’è poi il dossier sul pedaggio autostradale, diventato un caso politico e giudiziario, che ha portato proprio recentemente in tribunale l’allora ministro dei Trasporti Andreas Scheuer, della CSU.
Altro caso è quello della Augustus Intelligence, legato al cristiano-democratico Philipp Amthor, che fece da apripista politico per un’azienda privata, ottenendo in cambio stock option e un incarico, con accuse di lobbying opaco e conflitto di ruolo.

Cosa vuole cambiare il governo?

La riforma proposta riduce l’accesso alle informazioni. In futuro, il diritto potrebbe essere limitato alle persone fisiche con un interesse giustificato e la richiesta andrà motivata. Altre novità riguardano l’anonimizzazione dei nomi dei dipendenti pubblici nei documenti, maggiori restrizioni per temi sensibili come sicurezza, terrorismo o infrastrutture critiche, oltre al possibile aumento dei costi, fino a far pagare tutte le spese ai richiedenti. Per un cittadino o un giornalista una richiesta potrebbe arrivare a costare centinaia di euro, rendendo di fatto proibitivo usare l’IFG per indagini complesse.

Il parere di FragDenStaat e Correctiv

FragDenStaat

FragDenStaat è una piattaforma che promuove la libertà di informazione

FragDenStaat, letteralmente “Chiedilo allo Stato”, è una piattaforma che ha l’obiettivo di promuovere la libertà di informazione e l’accesso a tutte le informazioni rilevanti per tutti i cittadini, non solo per i giornalisti. Michelle Trimborn, sua portavoce, ospite di COSMO italiano, sottolinea che con questa nuova legge non si potrebbe più avere accesso a documenti come quelli che hanno fatto scoprire questi scandali. Per avere quei documenti, dopo la riforma, non basterebbe più una semplice richiesta, ma bisognerebbe dimostrare di avere un interesse personale nella vicenda.
Anche per la piattaforma di giornalismo indipendente Correctiv, nota per le sue inchieste, si tratta di una riforma estremamente nociva per la democrazia. Il perché lo spiega a COSMO italiano il caporedattore Justus von Daniels, che ricorda come ciò che rende così importante la legge sulla libertà di informazione sia il fatto che essa consente di richiedere i documenti originali. Questo significa ottenere informazioni molto più dettagliate su ciò che viene effettivamente discusso negli enti pubblici e nei ministeri.

Fare informazione in Italia

Non è solo la Germania a promuovere leggi che limitano l’informazione. In Italia, nel febbraio 2024, si è rinominata “legge bavaglio” una norma che impedisce la completa trasparenza e vieta di pubblicare il testo di un’ordinanza di custodia cautelare finché non siano concluse le indagini preliminari, persino per politici coinvolti in casi giudiziari. Ma come lavora, quindi, una giornalista che vuole smascherare le trame e i retroscena del potere? Lo abbiamo chiesto a Stefania Maurizi, giornalista d’inchiesta per il Fatto Quotidiano, che ha intrapreso un’azione legale in più Paesi, tra cui Svezia, Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia, proprio per difendere il diritto della stampa di accedere a tutti i documenti del caso Julian Assange e WikiLeaks.