Chi sono i laureati che lasciano l'Italia?. COSMO italiano. 09.07.2026. 19:03 Min.. Verfügbar bis 09.07.2027. COSMO. Von Luciana Caglioti.
Chi sono i laureati che lasciano l'Italia?
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a cura di Luciana Caglioti, Enzo Savignano e Cristiano Cruciani
Un nuovo studio traccia l‘identikit dei giovani laureati che lasciano l’Italia per cercare lavoro altrove, ne parliamo con Enzo Savignano. Uno degli ostacoli maggiori per questi giovani è il riconoscimento dei titoli di studio: Laura Sajeva, dell'organizzazione berlinese "La Red e.V. Anerkennungsberatung", ci dà alcuni consigli. Elena Bellini, laureata in filosofia a Siena e dottoranda a Berlino, ci racconta la sua storia.
Sempre più giovani laureati affascinati da un'esperienza lavorativa all'estero
Lo studio che ha lanciato l’allarme
Una recente ricerca di AlmaLaurea, un consorzio interuniversitario che effettua studi, ricerche statistiche e offre consulenze e servizi di orientamento a studenti e università, ha evidenziato che tre laureati triennali su 100 e cinque laureati magistrali su 100 partono per lavorare all’estero appena dopo il titolo: si tratta di oltre 7.800 giovani ogni anno. Inoltre, l’esperienza all’estero spesso dura più di cinque anni e molti decidono di stabilirsi nel Paese in cui si sono trasferiti. Le lauree più “esportabili” sono quelle del gruppo scientifico, con il 7,5% degli occupati all’estero a un anno dal titolo, percentuale che sale al 10,3% a cinque anni. A seguire informatica e materie tecnologiche, in netta crescita; anche ingegneria garantisce la possibilità di trovare subito un’occupazione all’estero. Interessano, seppure in misura minore, anche i laureati che si sono formati in discipline politico sociali e della comunicazione.
Le destinazioni preferite dai giovani laureati
Oltre il 90% sceglie l’Europa, in particolare i Paesi più ricchi e popolosi dell’UE, dove è più facile ottenere il riconoscimento del proprio percorso di studi universitari. In testa a questa particolare classifica c’è proprio la Germania, dove attualmente lavora oltre il 15% dei giovani laureati che hanno lasciato l’Italia. Seguono Spagna, Francia, Belgio e Paesi Bassi, con percentuali simili intorno all’8–9%. In calo il Regno Unito, con poco più del 7%, probabilmente come conseguenza della Brexit. Una delle mete preferite dei giovani laureati italiani continua a essere la Svizzera, scelta da oltre il 13% dei giovani cervelli in fuga. Più indietro le Americhe e l’Asia, e con percentuali davvero esigue l’Africa e l’Oceania.
Ascolta i particolari sulla fuga dei giovani laureati italiani all'estero, cliccando sull'audio del podcast in alto
Perché i giovani laureati lasciano l’Italia?
La dottoranda Elena Bellini
Alla base della loro scelta c’è quasi sempre la mancanza di opportunità lavorative adeguate nel proprio Paese: quasi il 30% sceglie di andarsene perché sa che probabilmente all’estero avrà offerte migliori. Gli stipendi per alcune professioni sono decisamente più alti. La motivazione economica ha spinto anche Elena Bellini, 32enne di Grosseto, dottoranda in filosofia a Berlino. Bellini ha studiato a Pisa e poi ha deciso di lasciare il Bel Paese: “Volevo fare il dottorato e ho iniziato la lunga trafila dei concorsi e infine ho deciso di partire per Berlino, che mi sembrava la migliore opportunità per la materia che volevo studiare e per le condizioni che avrei avuto”.
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Come farsi riconoscere il proprio titolo di studio?
Una volta arrivati in Germania non è così semplice, perché non sempre titoli e abilitazioni vengono riconosciuti. Ne abbiamo parlato con Laura Sajeva, dell’organizzazione berlinese senza scopo di lucro per i migranti La Red e.V. Anerkennungsberatung, che fa parte del network IQ, Integration durch Qualifizierung, un progetto finanziato dal Ministero tedesco del Lavoro e degli Affari sociali e dal Fondo sociale europeo. A Sajeva abbiamo chiesto a cosa bisogna fare attenzione per il riconoscimento dei titoli di studio: “Innanzitutto bisogna fare una distinzione tra le professioni regolamentate e le professioni non regolamentate. Un esempio di professioni regolamentate sono tutte quelle che in Italia prevedono un esame di Stato: insegnanti, avvocati, medici. Mentre le professioni non regolamentate sono tutte quelle che non prevedono un’abilitazione: penso a una laurea in scienze della comunicazione, in marketing o in economia”.
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