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ThyssenKrupp: Espenhahn ancora in libertà

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di Cristina Giordano

A 13 anni dal rogo dello stabilimento di Torino, il manager tedesco Espenhahn è ancora libero. Nel frattempo va avanti il procedimento alla Corte europea dei diritti dell’uomo contro Italia e Germania, per eccessivo ritardo nell’esecuzione della pena: depositata la difesa delle famiglie delle vittime. L'approfondimento a cura di Cristina Giordano.

Il procedimento a Strasburgo

La Corte europea dei diritti dell’uomo aveva accolto a novembre 2019 il ricorso dei famigliari delle vittime, sui ritardi nell’esecuzione nella pena. Oggi (30 novembre) l’avvocato Anton Giulio Lana, difensore delle famiglie delle vittime in questo procedimento ha depositato le memorie difensive che rispondono così a Italia e Germania. I due paesi si accusano reciprocamente dei ritardi, come ci spiega l’avvocato Lana:

«Nelle memorie depositate dall’Italia, in sostanza, si sostiene che la Germania ha richiesto all’Italia tutta una serie di documenti, oltre alle sentenze tradotte in tedesco e sarebbe stato un eccesso di zelo. Per altro verso la Germania osserva che l’Italia ha ritardato nella trasmissione di tutti i documenti che loro avevano richiesto.» 

La Germania inoltre aggiunge che le famiglie delle vittime, per sollecitare l’applicazione della sentenza, si sarebbero dovute rivolgere ai tribunali tedeschi. Una procedura secondo l’avvocato Anton Giulio Lana – impraticabile:

 «Non c’è nell’ordinamento tedesco, né in nessun altro ordinamento, una procedura che può essere attivata dai congiunti delle vittime per ottenere l’esecuzione di una sentenza.»

Ora sarà la corte di Strasburgo a stabilire di chi sia la responsabilità di questi ritardi. Ed eventualmente valutare un risarcimento danni.

Le condanne ai due manager tedeschi

Radio Colonia era stata la prima testata a raccontare che uno dei due manager tedeschi condannati, Gerald Priegnitz (luglio 2020) aveva iniziato a scontare la condanna. L’altro, Harald Espenhahn, invece aveva ottenuto una sospensione della pena.

Secondo le nostre informazioni Gerald Priegnitz starebbe scontando la pena - ricordiamo 5 anni in “offener Vollzug”, ovvero in semilibertà: di giorno andrebbe a lavorare presso ThyssenKrupp, con cui ha mantenuto un contratto di lavoro, di notte invece deve rientrare in carcere. ThyssenKrupp continua a non fornirci ulteriori informazioni sul suo attuale posto di lavoro – nonostante le nostre richieste. Così come il ministero della giustizia Nordreno-Vestfalia che si appella alla protezione della privacy per non fornire dettagli sulla modalità della detenzione.

Manager ancora libero

Harald Espenhahn – allora amministratore delegato dello stabilimento di Torino dove è esploso il devastante incendio il 6 dicembre 2007, non ha ancora scontato un solo giorno di carcere. Nei giorni in cui Priegnitz entrava in carcere, e avrebbe dovuto iniziare la detenzione in semilibertà, è arrivata la decisione del Bundesverfassungsgericht, la Corte Costituzionale tedesca che ha accolto il suo ricorso, o più precisamente il suo «reclamo costituzionale », in tedesco «Verfasssungsbeschwerde». La pena di Espenhahn è stata quindi sospesa per 6 mesi e si attende una decisione. Non è detto che arrivi allo scadere dei 6 mesi.

Su cosa decide la Corte Costituzionale tedesca

Il Bundesverfassungsgericht, ovvero la Corte Costituzionale tedesca interviene generalmente nei conflitti tra gli organi dello stato o sulla violazione dei diritti fondamentali del cittadino – come sostiene in questo caso Espenhahn. In sostanza il ricorso verte su due punti fondamentali: il fatto che il processo italiano su cui si basa la condanna non avrebbre fornito le prove della sua «negligenza individuale».

E secondo punto, che la mancanza della traduzione di alcuni documenti avrebbe violato i suoi diritti fondamentali. Sono gli stessi motivi per i quali era stato presentato un ricorso anche al tribunale di Hamm. In quel caso, respinto. Ma questo potrebbe non avere alcun peso nella valutazione della Corte Costituzionale, come spiega il giurista dell’università di Colonia Mario Bachmann :

«Naturalmente la Corte Costituzionale, se lo ritiene giusto, ha comunque la possibilità di annullare la decisione del Landesgericht o la decisione dell'Oberlandesgericht.» 

Se così dovesse essere, il procedimento tornerebbe al tribunale di Essen o all’Oberlandsgericht di Hamm. Ma ricordiamo, la decisione della Corte di Karlsruhe ad oggi non è ancora arrivata.

Le famiglie delle vittime

I famigliari delle vittime non comprendono perché, nonostante una sentenza di condanna definitiva, riconosciuta anche dalla legislazione tedesca, il manager di ThyssenKrupp Harald Espenhahn, allora amministratore delegato dello stabilimento di Torino e secondo la sentenza definitiva ritenuto il principale responsabile della strage, non abbia ancora scontato un solo giorno di carcere.  Rosi Demasi, mamma di Giuseppe, operaio morto nel rogo:

«Guardo moi figlio nelle foto, perché ho la casa tappezzata di poster, vado al cimitero lo guardo e dico ’Giuseppe avrei voluto dirti che abbiamo ottenuto giustizia’, ma giustizia non è stata fatta.»

13 anni dal rogo

In attesa della decisione della Corte Costituzionale tedesca, quest’anno – colpa del Covid, anche la commemorazione della strage, a Torino, il prossimo 6 dicembre sarà in forma ristretta. Antonio Boccuzzi, unico sopravvissuto alla strage:

«Saremo in pochi ma sicuramente la vicinanza del ricordo della nostra città sarà ugualmente forte. Quest’anno peraltro è stato completato il mausoleo dove riposeranno i ragazzi. Mi auguro possa diventare un simbolo, e quando qualcuno si fermerà lì davanti possa dire – questa è stata l’ultima volta che c’è stata una strage sul lavoro.»

La lettera a Merkel

Lo scorso luglio, il premier italiano Giuseppe Conte aveva consegnato alla cancelliera Angela Merkel una lettera per conto dei famigliari delle vittime, in cui ricordavano il loro dolore e chiedevano l'applicazione della pena. Ad oggi non hanno avuto nessuna risposta.