Uno dei due manager in carcere
La procuratrice generale di Essen Annette Milk ci ha comunicato che uno dei due condannati, questa mattina (2.7.20), si è presentato in carcere, per iniziare il periodo di detenzione così come da «richiesta formale» del tribunale di Essen. Questo significa che almeno uno dei due manager inizia ufficialmente a scontare la pena di 5 anni per il reato di omicidio colposo e non sarà più a piede libero. La procura di Essen non ha però voluto rivelare il nome – per questioni di privacy. Non sappiamo quindi se sia Harald Espenhahn, ex amministratore delegato dello stabilimento di ThyssenKrupp di Torino, o Gerald Priegnitz, ex dirigente finanziario, sempre a Torino. Rosi De Masi, mamma di Giuseppe, morto nel rogo a 26 anni:
«Spero che sia in carcere dove spero che soffra un po’ – noi soffriamo notte e giorno. Viviamo con gli incubi. Sono contenta che è entrato. Spero solo che meditino e che pensino a quello che hanno fatto, ma se dovevano fare questo l’avrebbero già fatto. Avrebbero almeno chiesto scusa, cosa che non hanno mai fatto».
Antonio Boccuzzi, collega degli operai morti nel rogo e unico sopravvissuto:
«Inizia a stagliarsi una parte del traguardo. Ma credo che l’aver concesso la semilibertà condizioni fortemente uno spirito di seppur minima soddisfazione».
Uno dei due manager è ancora in libertà
Libertà ancora per uno dei due manager, che resta ancora a piede libero. Potrebbe però essere questione di giorni. Ciò dipende dai termini indicati dal tribunale per la presentazione in carcere. Per entrambi si tratta tuttavia di una detenzione che verrà scontata con una misura simile alla semilibertà (secondo il diritto tedesco, «offener Vollzug»). Di giorno continueranno a lavorare per il colosso siderurgico ThyssenKrupp, di notte dovranno rientrare in carcere.
Risvolti politici
Venerdì scorso le famiglie delle vittime sono state ricevute a Roma, dal premier Giuseppe Conte e dal ministro della giustizia Alfonso Bonafede (M5S). Ieri (1.7.20) si sarebbe svolto un incontro tra Bonafede e l’Ambasciatore tedesco a Roma Viktor Elbling. Nonostante le nostre richieste, non abbiamo ricevuto alcuna conferma, né dichiarazione in merito.
La lettera alla Merkel
Le famiglie delle vittime chiedono giustizia e si rivolgono direttamente alla cancelliera Angela Merkel con un appello che verrà inviato prossimamente a Berlino e in cui ricordano il dolore della perdita dei loro cari e chiedono giustizia. Antonio Boccuzzi, sopravvissuto al rogo:
«Ci siamo appellati alla cancelliera perché apra una riflessione in Germania su quanto è accaduto in Italia e forse si tolga il velo, che io ho la sensazione ci sia, sulla tragedia che abbiamo vissuto».
I familiari delle vittime hanno intenzione di inviare un appello anche alla procura di Essen, e nel caso, di venire in Germania, per parlare personalmente della vicenda con le istituzioni tedesche. Rosi De Masi:
«Noi volevamo fare capire alla Merkel la nostra sofferenza, la nostra ingiustizia perché giustizia non è stata fatta. Hanno ammazzato sette ragazzi nel modo più orrendo, atroce, doloroso. Mio figlio aveva 26 anni, aveva tutta la vita davanti e gli hanno spezzato le ali e ancora non aveva imparato a volare».