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Espenhahn: ulteriore proroga

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Novità nel caso Harald Espenhahn, uno dei due manager tedeschi condannati per il rogo nello stabilimento ThyssenKrupp di Torino del 6 dicembre 2007 in cui morirono 7 operai, ma non ancora in carcere.

La proroga della Corte Costituzionale

La Corte Costituzionale tedesca aveva accolto il ricorso di Harald Espenhahn nel luglio 2020, prendendosi 6 mesi di tempo per decidere. Ora ha prorogato di altri 6 mesi la decisione sul ricorso di Harald Espenhahn (comunicato datato 8.1.2021). Questo significa che i giudici di Karlsruhe si prendono ancora del tempo per valutare se accogliere o meno il "reclamo costituzionale" avanzato da Espenhahn, ex amministratore delegato di ThyssenKrupp, condannato per il rogo nello stabilimento di Torino del 6 dicembre 2007, in cui morirono 7 operai.

Una proroga possibile - si legge sul sito del Bundesverfassungsgericht, la Corte Costituzionale tedesca - perché la corte „può ripetere un'ingiunzione temporanea se i presupposti legali per emettere tale ingiunzione restano. E questo è il caso“. Fondamentalmente, i presupposti che hanno portato la corte a scegliere di accogliere il ricorso non sono cambiati.

Su cosa verte il ricorso di Espenhahn?

Il ricorso verte sulla violazione del „principio del giusto processo e del diritto al contraddittorio“. Il manager tedesco lamenta in sostanza la mancanza di alcuni documenti e traduzioni. E il fatto che „la condanna non avrebbe fornito prove di concreta negligenza individuale“. Ovvero del suo ruolo concreto nel rogo avvenuto nello stabilimento di Torino nel 2007.

Con questa decisione, Harald Espenhahn resta ancora in libertà per altri 6 mesi. Condannato a 5 anni, massimo della pena in Germania per omicidio colposo, il manager non ha ancora scontato un solo giorno di carcere. Il collega Gerald Priegnitz, sta invece scontando i 5 anni di condanna in „offener Vollzug“, ovvero in semilibertà da luglio 2020.

Ecco le tappe della vicenda che stiamo seguendo con diversi approfondimenti:

Ed il link al comunicato, in tedesco, sul sito della Corte costituzionale tedesca: