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I manager ThyssenKrupp ancora liberi

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di Cristina Giordano

I due manager di ThyssenKrupp Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz non hanno ancora iniziato a scontare la pena per il rogo di Torino in cui morirono sette operai. Perché? Vi spieghiamo il motivo e vi sveliamo nuovi dettagli.

Ha fatto scuola il caso giudiziario di Thyssenkrupp, per il numero di provvedimenti presi durante il lungo iter processuale e per il verdetto storico sul tema della sicurezza sul lavoro: per la prima volta si condanna un’azienda, attraverso i manager che la rappresentano, per il mancato adeguamento dell’impianto anticendio dello stabilimento.

Con la sentenza del 13 maggio 2016, infatti, l’amministratore delegato Harald Espenhahn è stato condannato in via definitiva a 9 anni e 8 mesi per “omicidio e incendio colposo e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro”.

Il collega tedesco responsabile del settore finanziario, Gerald Priegnitz, ha ricevuto una condanna di 6 anni e 10 mesi, così come il dirigente marketing italiano Marco Pucci. Condanne anche per il membro del comitato esecutivo Daniele Moroni (7 anni e 6 mesi), l’ex direttore dello stabilimento Raffaele Salerno (8 anni e 6 mesi), e il responsabile della sicurezza Cosimo Cafueri (6 anni e 8 mesi).

Ma se per i dirigenti italiani l’esecuzione della pena è stata immediata, non è stato così per i due manager tedeschi Espenhahn e Priegnitz. Ad oggi (30.08.2019) non hanno ancora scontato la pena, nonostante il pronunciamento del tribunale di Essen che ha giudicato „eseguibile“ la condanna italiana, rendendola così di fatto applicabile sul suolo tedesco. Perché?

Il motivo non sembrerebbe politico - come hanno riportato alcune testate italiane, e come hanno dichiarato recentemente diversi politici italiani. È piuttosto una conseguenza del lungo iter previsto dalla giustizia per valutare l'applicabilità di una sentenza straniera e il ricorso, legittimo, presentato dai due imputati.

La parola spetta ora alla Corte Superiore di Hamm che dovrà decidere se accogliere o meno il ricorso per Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz, che nel frattempo si sono visti respingere i ricorsi presentati alla Corte Europea dei diritti dell’uomo (marzo 2019).

Eppure ThyssenKrupp, nonostante la sentenza definitiva, ha continuato a far lavorare i due manager tedeschi in Germania, ma dal primo luglio 2019 ha affidato il ruolo di Coordinatore della Produzione del settore „Steel“, acciaio, al principale imputato: Harald Espenhahn.

Durante il rogo scoppiato nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007, e nei giorni successivi, morirono sette operai: Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo, Bruno Santino e Antonio Schiavone.

Scopri qui com'è proseguita la vicenda: