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ThyssenKrupp: pena sospesa

Stand:

di Cristina Giordano

Ancora ritardi nell’esecuzione della pena nel caso ThyssenKrupp. Uno dei due manager ha fatto ricorso al Bundesverfassungsgericht. E la sua pena è stata temporaneamente sospesa.

Il ricorso al Bundesverfassungsgericht

Secondo quanto ha riferito la procura di Essen, ieri (15.7.20) il secondo manager tedesco si è presentato presso il carcere competente, ma è stato rilasciato subito dopo. Il motivo: un’ordinanza del Bundesverfassungsgericht che ha sospeso l’esecuzione della pena. La Corte costituzionale federale ha infatti deciso, in data 14 luglio, che valuterà il ricorso presentato dal manager di ThyssenKrupp, e fino alla sua decisione l’esecuzione della pena viene temporaneamente sospesa fino a un massimo di 6 mesi.

In base a quanto riferito dal Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede grazie alle informazioni ottenute attraverso vie diplomatiche, e dal documento del Bundesverfassungsgericht da noi visionato, dovrebbe trattarsi di Harald Espenhahn, ex amministratore delegato dello stabilimento ThyssenKrupp di Torino. Non abbiamo però una conferma ufficiale né dalla procura di Essen, né dal portavoce del Bundesverfassungsgericht.

La reazione delle famiglie delle vittime

Una decisione incomprensibile per Rosi De Masi, che nell'incendio di oltre 12 anni fa ha perso suo figlio Giuseppe di 26 anni e ai nostri microfoni ha commentato così la notizia:

«È inspiegabile. Io so solo che sto male e ho paura, paura che questo riuscirà a ottenere quello che vuole. Sono 13 anni che lotto per avere giustizia e dopo tutti questi anni, mi sto accorgendo che non ci può essere giustizia perché altrimenti non staremmo a questo punto»

La sospensione della pena, cioè il tempo che servirà alla Corte Costituzionale tedesca per decidere del ricorso non influisce sui tempi di prescrizione del reato, che sono in questo caso 10 anni.

I termini del ricorso

Nel ricorso presentato il manager lamenta la violazione del «principio del giusto processo e del diritto al contraddittorio», perché durante il processo italiano mancava la traduzione in tedesco di alcuni documenti.

La Corte di Karlsruhe spiega che prenderà in esame il ricorso perché questa richiesta «non è né inammissibile, né infondata». Inoltre, scrive la Corte costituzionale, nel ricorso il manager lamenta che: «la condanna non ha fornito prove di una concreta negligenza individuale».

La valutazione spetta ora ai giudici di Karlsruhe. Questo è il più alto organo di giudizio previsto dalla legge tedesca, l’ultimo gradino al quale si possono appellare i condannati per far valere i propri diritti. E le sue sentenze fanno spesso giurisprudenza.

L'altro manager è in carcere, in semilibertà

Per l’altro manager – secondo quanto ci ha comunicato la procura di Essen -, ad oggi (16.07.20) non è prevista alcuna sospensione. Il primo manager, secondo le nostre deduzioni Gerald Priegnitz, sta scontando i 5 anni di condanna dall'inizio di luglio in «offener Vollzug» ovvero in semilibertà – di giorno continua a lavorare, e di notte rientra in carcere.

Una forma di detenzione prevista ormai da tempo dalla legge tedesca, come ricorda Frank Neubacher, direttore dell’Istituto di criminologia dell’università di Colonia:

«L’offener Vollzug è stato previsto già dal codice penale dal 1976 con l’auspicio che potesse facilitare la riabilitazione dei detenuti».

Grandi differenze fra i Länder sulla semilibertà

I dati dell’ufficio di statistica federale Destatis, da noi analizzati, mostrano che l’offener Vollzug, ovvero la semilibertà, viene facilmente concessa soprattutto in Nordreno-Vestfalia. Qui, lo scorso anno ne ha usufruito il 27,9%, a Berlino il 26%. Mentre ci sono Länder molto più restrittivi: la semilibertà viene concessa solo al 5% di detenuti in Baviera e al 3,8% in Turingia. 

Per concedere la semilibertà devono essere rispettati criteri ben precisi, spiega l’esperto di legge Frank Neubacher ai nostri microfoni: fondamentali sono la valutazione del pericolo di fuga o il rischio che il condannato commetta crimini. È una valutazione che di solito viene fatta dall’istituto penitenziario, ma in questo preciso caso di ThyssenKrupp è intervenuta anche la procura di Essen. Questo perché si tratta dell’applicazione di una condanna stabilita da un tribunale estero (in Italia), e riconosciuta da un tribunale tedesco. L’esperto Frank Neubacher specifica che nonostante ci siano delle pratiche giuridiche comuni, il diritto dice che nessun reato è di per sé escluso dall’offener Vollzug:

« Non c’è nessun delitto che viene escluso dall’offener Vollzug in maniera automatica, è una decisione che va fatta di caso in caso. È vero che generalmente si tratta di casi come evasione fiscale, delitti generalmente non violenti, ma è tuttavia sempre una scelta in relazione al singolo caso».

In questo preciso caso giudiziario sulle responsabilità dei manager di ThyssenKrupp gioca sicuramente un ruolo la tendenza a concedere questa forma di detenzione, più diffusa nel Land Nordreno-Vestfalia che in altre regioni tedesche. Dall’altro, ha contribuito la valutazione positiva della procura di Essen e dell’istituto penitenziario, che infine l'hanno accordata.